domenica 15 aprile 2012

Ipocrisia post mortem

Prima di scrivere questo voglio precisare una cosa: so che di questo argomento ne parleranno in tantissimi, ma in pochi immagino che diranno quello che sto per dire, anche se in molti lo pensano.
Non penso che capirò mai tutto questo finto buonismo o ipocrisia. Appena muore uno sportivo, tutti sono distrutti. Ora io non parlo della morte di una ragazzo di 25 anni, ma parlo del comportamento delle persone e delle istituzioni in generale. Nell'era di internet è facile diventare fan di chiunque grazie a Wikipedia, ma quando diventa tutto una finta si capisce.
Il mio dubbio più grande è: perchè bloccare tutto? Cosa può cambiare? E soprattutto, perchè se muore il mio vicino di casa non se lo caga nessuno, e se muore uno sconosciuto (diciamolo) ma che gioca a calcio dobbiamo fare minuti di silenzio? Ah già dimentico: l'Italia è una repubblica fondata sul gioco del calcio. Perchè non ho visto nulla di simile alla morte di Vigor Bovolenta, e le circostanze erano simili infondo. E Vigor avrebbe avuto pure più motivi per essere ricordato data la sua carriera.
Inoltre un trattamento simile lo troviamo anche ogni qualvolta muore un soldato in Afganistan. Ma cosa credete che stanno andando a fare lì? Un pic nic? Loro sanno a cosa vanno incontro, e per dirla in modo più cattivo, vanno a fare i mercenari a prendere 30.000€ al mese. Vanno per soldi. Non ditemi che vanno per servire la patria, perchè nessuno sano di mente vuole che il proprio esercito occupi un altro paese (anche se la chiamano missione di pace), anche perchè tutta sta farsa costa (attualmente tutti i nostri soldati ci costano 66.5 mil. di euro al mese, 2.2 mil. al giorno). E io il minuto di silenzio e la faccia triste per questo non lo faccio.
Non mentiamo. Non siamo tutti uguali. Fermare tutto non serve a nulla. Struggersi per una morte non serve a nulla. Io non penso che chi muore voglia questo, anzi penso che un calciatore che muore sul campo voglia che si continui a giocare, perchè evidentemente amava ciò che faceva e lo rendeva felice.
E se per caso un giorno morirò (perchè devo ancora decidere) continuate a vivere. E se volete venire al mio funerale, ricordate solo come ho movimentato la vostra vita col sorriso. L'amore è l'unico modo per fregare la morte.

2 commenti:

  1. Mi trovi assolutamente d'accordo...

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  2. Io credo che fermare la giornata sia giusto: innanzitutto molti colleghi lo conoscevano, non sarebbero riusciti a giocare con questo grosso dolore addosso. Inoltre considera che chi fa altri lavori lo fa per un'attività primaria: fermare una missione di guerra per un giorno non è possibile tecnicamente, al più la puoi fermare per sempre, ma ci vuole più tempo. Fermare una fabbrica perché muore una persona purtroppo non si può perché la fabbrica funziona se le persone lavorano e le persone portano a casa i soldi se possono lavorare.

    Il calcio? Uno sport, un gioco. Ritengo doveroso non far finta di niente di fronte a dei lutti, fosse un giocatore, un tifoso, fosse scoppiata la guerra. Oltretutto, essendo che ultimamente succede sempre più, forse fermando il calcio darà modo di riflettere e discutere - invece che sul rigore - su questo fatto e su come evitarlo, se si può evitarlo.

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