Tempo fa parlavo di censura negli anime. Oggi riprendo il discorso e faccio qualche esempio delle censure fatte alla versione italiana.
In molti anime destinati ad un pubblico al di sopra dei 14 anni non è raro trovare scene vagamente erotiche. Anche se sono molto rare scene di sesso esplicito in un anime, si trovano spesso episodi in cui si vedono nudi o seminudi di personaggi femminili, o in cui i personaggi si scambiano semplici effusioni. Queste sequenze sono generalmente tagliate ove possibile, anche allungando o ripetendo sequenze contigue. Esempi di censure di questo tipo si trovano in alcuni episodi di Occhi di gatto, Il mistero della pietra azzurra e Dragon Ball, ma soprattutto in Ranma ½. Un caso eclatante è forse quello della serie È quasi magia Johnny, in cui è stata censurata la scena di un bacio tra i protagonisti, nonostante questa sequenza sia presente tra quelle che compongono la sigla italiana dell' anime.
In altri casi sono state censurate scene in cui i personaggi muoiono o si feriscono vistosamente, e scene in cui subiscono graffi o ricevono schiaffi. Ad oggi questi tagli, molto diffusi negli anni 90 e nei primi anni 2000, sono stati diminuiti, tuttavia rimangono delle eccezioni: ad esempio, in One Piece spesso viene cambiato il colore del sangue per renderlo più scuro, in Naruto talvolta su alcune scene particolarmente violente è stato applicato l'effetto negativo per sovvertire i colori, anche se di recente hanno smesso di fare ciò, rendendo, dunque, ben visibile il colore originale del sangue. A partire dagli anni 90, nella maggior parte degli anime trasmessi sulle reti Mediaset, la parola morte e i verbi morire, uccidere e ammazzare vengono sostituiti in sede di doppiaggio con termini più blandi, ovvero «eliminare», «fare fuori», «sparire» o «andare all'altro mondo», come nel caso delle tre serie di Dragon Ball, One Piece e Naruto.
Un esempio celebre di dialoghi aggiuntivi si trova nella serie I Cavalieri dello zodiaco dove i dialoghi, oltre ad essere rimaneggiati, sono stati anche aggiunti quando i personaggi restano in silenzio (da notare che l'adattore dei dialoghi Stefano Cerioni spiegò che molti "stravolgimenti" erano anche dovuti al fatto che i copioni su cui lavoravano erano molto lacunosi). Un altro caso famoso è Dragon Ball: in genere la voce narrante dovrebbe commentare solamente all'inizio e alla fine dell'episodio, mentre i personaggi avversari durante un combattimento dovrebbero studiarsi in silenzio (per aumentare la tensione), invece nell'adattamento italiano vengono aggiunte riflessioni di pura fantasia. Ciò accade anche quando ad alcune scene sono legati eventi culmine, come un rapporto sentimentale o un avvenimento tragico o violento. Queste sono manovre che alterano, in modo a volte non marginale, quanto voluto trasmettere dall'autore.
In questi casi i dialoghi sono spesso modificati per adattarli a precedenti tagli o modifiche. Questo fatto a volte, si trasforma, secondo molti spettatori, in una vera e propria offesa verso il pubblico, in quanto è come dire che gli spettatori non sono capaci di seguire l'anime. Come nel caso dell'ultimo episodio di Sailor Moon, dove si sente la voce di un personaggio spiegare la battuta di Usagi (Bunny), che non aveva capito cosa le avesse appena detto l'amico Seya; questo fatto viene ritenuto irrispettoso verso il telespettatore, perché lo mette allo stesso livello della protagonista. Tenendo conto poi, che le persone che seguono attentamente l'anime, per quanto piccoli possano essere, capirebbero subito la situazione anche senza l'aiuto del narratore. Inoltre, la voce fuoricampo copre spesso anche alcune scene dove si sente una musica o dei rumori in sottofondo.
Come nel caso dell'anime di re Artù, dove in una scena silenziosa di otto secondi, si vede un panorama che mostra un villaggio tranquillo con il solo sibilare del silenzio. Nella versione italiana, invece, tale silenzio viene coperto dalla voce del narratore, che evidenzia come la calma del luogo porti a sentire persino il debole rumore del vento. Tale discorso, però, copre lo stesso vento, rendendo il suo commento totalmente privo di senso.
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martedì 3 aprile 2012
NO alla censura degli anime
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giappone,
no alla censura,
tv
domenica 18 marzo 2012
Big in Japan: Curiosità
Ultimo appuntamento della Japan Week. Oggi nessun argomento specifico, ma tante curiosità!
Il the verde (tiepido) è sempre gratis e viene servito subito, prima di ordinare. In alternativa si può chiedere un bicchiere d’acqua. Ma state attenti perché il bicchiere d’acqua è sempre pieno di cubetti di ghiaccio, e non importa se è inverno e fuori c’è il gelo.
I giapponesi non vuotano mai il bicchiere, ma lo riempiono dopo ogni sorso. Se per caso decidono di non bere più allora lo vuotano e lo capovolgono. È molto scortese versarsi da bere a tavola; sono i vostri commensali che riempiranno il vostro bicchiere, e voi lo riempirete a loro qualora sia vuoto.
I noodles (spaghetti giapponesi) devono essere gustati bollenti direttamente dal brodo e quindi risucchiati rapidamente aspirando contemporaneamente aria per raffreddarli. Se mangiati correttamente si emette un forte rumore, così come per bere il rimanente brodo. Questo "rumore", sgradevole a noi occidentali, è invece gradito ai giapponesi perché significa che stanno apprezzando il piatto.
Sollevare il piatto avvicinandolo alla propria bocca è buona regola. Quindi non è il cibo che va alla bocca ma la bocca che va verso il cibo.
Alla fine del pasto solitamente i giapponesi emettono un enorme sospiro, come di sollievo, che serve a far capire a chi li ha invitati che hanno molto gradito il pasto.
Molti ristoranti espongono all’esterno delle vere e proprie riproduzioni in plastica dei piatti preparati dallo chef. La cosa può rivelarsi davvero utile se non si conoscono lingua e piatti tipici del Paese.
L'acqua gassata non si compra al supermercato (comunque dipende dai supermercati perchè alcuni ce l'hanno), ma nei negozi di alcolici. La spiegazione è che essa è sostanzialmente usata per la preparazione di cocktail.
Fuori dai templi shintoisti si vedono appese delle tavolette di legno, dove solitamente si scrivono dei messaggi rivolti agli Dei, desideri o ringraziamenti. Così avviene anche con le tanichette di sake.
Inoltre si può lasciare un’offerta nel contenitore e in cambio si prende un foglietto di carta della fortuna con su scritto un messaggio: può essere una frase fortunata o una sfortunata sul proprio futuro. Dopodiché si annoda il foglietto.
Attenzione: una volta che avete finito di stare in ammollo nell’acqua (solitamente bollente) non dovete svuotare la vasca! La stessa acqua servirà a chi farà il bagno dopo di voi (per questo motivo dovete lavarvi molto accuratamente prima di entrarvi). La vasca viene riempita in serata, in quanto i giapponesi amano fare il bagno prima di cena. Gli ospiti entrano per prima: se siete a casa di amici giapponesi, i primi a fare il bagno sarete voi (in pratica vi viene regalato il momento in cui l’acqua è più calda).
Si celebra il Seijin no Hi, ovvero il "Giorno della Maggiore Età": vengono festeggiati i giovani che durante l'anno scolastico in corso (aprile 2008 - marzo 2009) hanno compiuto o compiranno 20 anni, evento che significa diventare maggiorenni, il che dà la possibilità di bere nei locali, votare, ma anche essere perseguiti dalla legge come adulti !
A San Valentino le donne devono fare un regalo al loro fidanzato (e non solo, anche amici e colleghi maschi, solitamente scatole di cioccolatini) e il 14 Marzo, in occasione del "White day", sono i ragazzi a regalare alle ragazze qualcosa di bianco.
- Post-ricorrenza
Vomitare dopo aver trascorso una serata con gli amici e quindi dopo aver bevuto molto, non è così "irresponsabile" come per gli occidentali. Anzi, il fatto di vomitare è ben gradito perchè significa essersi sacrificati per la felicità degli amici e la gioia di stare insieme. Cioè, nonostante si sia consapevoli di non reggere l'alcool, si beve ugualmente, sacrificando la propria salute, pur di stare in compagnia.
La puntualità per prima cosa. E’ un dato di fatto, la puntualità è alla base della quotidianità; tutto è scandito al millesimo: basta recarsi alla metropolitana di Tokyo per scoprire che, se un convoglio dovrà arrivare alle 14:32 i suoi fari sbucheranno dalla galleria esattamente alle 14:31:50 e le sue porte si apriranno in stazione alle 14:32:00.
In alcune stazioni della metropolitana, davanti ai binari, sono presenti degli specchi, per ridurre il numero di suicidi sulle rotaie dei treni. Si pensa infatti che il suicida, vedendosi allo specchio mentre sta per saltare, ci ripensi e non lo faccia.
Quando il cognome della donna è più importante di quello dell'uomo, i figli prenderanno il cognome della madre invece che del padre.
I giapponesi credono contemporaneamente in due religioni: lo shintoismo e il buddhismo. Mentre per i funerali ci si rivolge al buddhismo, il matrimonio si svolge con rito shintoista. Alcuni giapponesi però, pur non essendo cristiani, si sposano con rito protestante perché considerano la cerimonia più bella e le spose non sanno resistere al fascino dell’abito bianco con il velo.
I Capsule hotel sono invece frequentati da impiegati che, avendo lavorato fino a tardi (cosa normale in Giappone), preferiscono pernottare in città anziché farsi ore di viaggio in treno per tornare a casa. Per “capsula” s’intende una stanzetta delle dimensioni di un letto e alta circa un metro; vi si entra tramite uno sportello e all’interno si trovano la TV, la radio e l’aria condizionata.
- Il gruppo sanguigno è come per noi il segno zodiacale: sta ad indicare il carattere di una persona.
- Non esiste l'ora legale.
- Si guida a sinistra e le macchine hanno il volante a destra, come in Gran Bretagna.
- La frutta si vende al pezzo, non al Kg. E spesso viene addirittura regalata o utilizzata come soprammobile.
- Il condizionatore è dappertutto, a Tokyo ad Agosto è talmente umido che i sali che perdi sudando si cristallizzano sulla tua maglietta.
- Se sei povero o nullatenente (come i senzatetto) non hai diritto al servizio sanitario visto che è una tua decisione.
- Quando c'è un terremoto compare istantaneamente su tutte le televisioni un messaggio automatico in tempo reale che informa dell'intensità, della zona colpita e se c'è il rischio di uno tsunami.
- Le biciclette viaggiano sul marciapiede, non per strada come da noi.
- Le patenti della macchina sono 2 distinte: una per quelle con cambio automatico e una per quelle con cambio manuale.
- "Banzai" non significa quello che pensiamo noi, ma in realtà serve ad augurare 1000 anni di felicità.
- Cibo e pasti
Il the verde (tiepido) è sempre gratis e viene servito subito, prima di ordinare. In alternativa si può chiedere un bicchiere d’acqua. Ma state attenti perché il bicchiere d’acqua è sempre pieno di cubetti di ghiaccio, e non importa se è inverno e fuori c’è il gelo.
I giapponesi non vuotano mai il bicchiere, ma lo riempiono dopo ogni sorso. Se per caso decidono di non bere più allora lo vuotano e lo capovolgono. È molto scortese versarsi da bere a tavola; sono i vostri commensali che riempiranno il vostro bicchiere, e voi lo riempirete a loro qualora sia vuoto.
I noodles (spaghetti giapponesi) devono essere gustati bollenti direttamente dal brodo e quindi risucchiati rapidamente aspirando contemporaneamente aria per raffreddarli. Se mangiati correttamente si emette un forte rumore, così come per bere il rimanente brodo. Questo "rumore", sgradevole a noi occidentali, è invece gradito ai giapponesi perché significa che stanno apprezzando il piatto.
Sollevare il piatto avvicinandolo alla propria bocca è buona regola. Quindi non è il cibo che va alla bocca ma la bocca che va verso il cibo.
Alla fine del pasto solitamente i giapponesi emettono un enorme sospiro, come di sollievo, che serve a far capire a chi li ha invitati che hanno molto gradito il pasto.
Molti ristoranti espongono all’esterno delle vere e proprie riproduzioni in plastica dei piatti preparati dallo chef. La cosa può rivelarsi davvero utile se non si conoscono lingua e piatti tipici del Paese.
L'acqua gassata non si compra al supermercato (comunque dipende dai supermercati perchè alcuni ce l'hanno), ma nei negozi di alcolici. La spiegazione è che essa è sostanzialmente usata per la preparazione di cocktail.
- Tempio
Fuori dai templi shintoisti si vedono appese delle tavolette di legno, dove solitamente si scrivono dei messaggi rivolti agli Dei, desideri o ringraziamenti. Così avviene anche con le tanichette di sake.
Inoltre si può lasciare un’offerta nel contenitore e in cambio si prende un foglietto di carta della fortuna con su scritto un messaggio: può essere una frase fortunata o una sfortunata sul proprio futuro. Dopodiché si annoda il foglietto.
- Bagno
Attenzione: una volta che avete finito di stare in ammollo nell’acqua (solitamente bollente) non dovete svuotare la vasca! La stessa acqua servirà a chi farà il bagno dopo di voi (per questo motivo dovete lavarvi molto accuratamente prima di entrarvi). La vasca viene riempita in serata, in quanto i giapponesi amano fare il bagno prima di cena. Gli ospiti entrano per prima: se siete a casa di amici giapponesi, i primi a fare il bagno sarete voi (in pratica vi viene regalato il momento in cui l’acqua è più calda).
- Ricorrenze
Si celebra il Seijin no Hi, ovvero il "Giorno della Maggiore Età": vengono festeggiati i giovani che durante l'anno scolastico in corso (aprile 2008 - marzo 2009) hanno compiuto o compiranno 20 anni, evento che significa diventare maggiorenni, il che dà la possibilità di bere nei locali, votare, ma anche essere perseguiti dalla legge come adulti !
A San Valentino le donne devono fare un regalo al loro fidanzato (e non solo, anche amici e colleghi maschi, solitamente scatole di cioccolatini) e il 14 Marzo, in occasione del "White day", sono i ragazzi a regalare alle ragazze qualcosa di bianco.
- Post-ricorrenza
Vomitare dopo aver trascorso una serata con gli amici e quindi dopo aver bevuto molto, non è così "irresponsabile" come per gli occidentali. Anzi, il fatto di vomitare è ben gradito perchè significa essersi sacrificati per la felicità degli amici e la gioia di stare insieme. Cioè, nonostante si sia consapevoli di non reggere l'alcool, si beve ugualmente, sacrificando la propria salute, pur di stare in compagnia.
- Lavoro, puntualità e metropolitana
La puntualità per prima cosa. E’ un dato di fatto, la puntualità è alla base della quotidianità; tutto è scandito al millesimo: basta recarsi alla metropolitana di Tokyo per scoprire che, se un convoglio dovrà arrivare alle 14:32 i suoi fari sbucheranno dalla galleria esattamente alle 14:31:50 e le sue porte si apriranno in stazione alle 14:32:00.
In alcune stazioni della metropolitana, davanti ai binari, sono presenti degli specchi, per ridurre il numero di suicidi sulle rotaie dei treni. Si pensa infatti che il suicida, vedendosi allo specchio mentre sta per saltare, ci ripensi e non lo faccia.
- L’inglese
- Famiglia e Matrimonio
Quando il cognome della donna è più importante di quello dell'uomo, i figli prenderanno il cognome della madre invece che del padre.
I giapponesi credono contemporaneamente in due religioni: lo shintoismo e il buddhismo. Mentre per i funerali ci si rivolge al buddhismo, il matrimonio si svolge con rito shintoista. Alcuni giapponesi però, pur non essendo cristiani, si sposano con rito protestante perché considerano la cerimonia più bella e le spose non sanno resistere al fascino dell’abito bianco con il velo.
- Hotel
I Capsule hotel sono invece frequentati da impiegati che, avendo lavorato fino a tardi (cosa normale in Giappone), preferiscono pernottare in città anziché farsi ore di viaggio in treno per tornare a casa. Per “capsula” s’intende una stanzetta delle dimensioni di un letto e alta circa un metro; vi si entra tramite uno sportello e all’interno si trovano la TV, la radio e l’aria condizionata.
- Curiosità finali sparse
- Il gruppo sanguigno è come per noi il segno zodiacale: sta ad indicare il carattere di una persona.
- Non esiste l'ora legale.
- Si guida a sinistra e le macchine hanno il volante a destra, come in Gran Bretagna.
- La frutta si vende al pezzo, non al Kg. E spesso viene addirittura regalata o utilizzata come soprammobile.
- Il condizionatore è dappertutto, a Tokyo ad Agosto è talmente umido che i sali che perdi sudando si cristallizzano sulla tua maglietta.
- Se sei povero o nullatenente (come i senzatetto) non hai diritto al servizio sanitario visto che è una tua decisione.
- Quando c'è un terremoto compare istantaneamente su tutte le televisioni un messaggio automatico in tempo reale che informa dell'intensità, della zona colpita e se c'è il rischio di uno tsunami.
- Le biciclette viaggiano sul marciapiede, non per strada come da noi.
- Le patenti della macchina sono 2 distinte: una per quelle con cambio automatico e una per quelle con cambio manuale.
- "Banzai" non significa quello che pensiamo noi, ma in realtà serve ad augurare 1000 anni di felicità.
sabato 17 marzo 2012
Big in Japan: Scuola
Ieri parlavamo di anime. La maggior parte dei protagonisti va a scuola, o almeno sono legati ad essa.
A differenza nostra, l'anno scolastico inizia ad aprile e finisce a marzo.
A 6 o 7 anni di età le bambine ed i bambini giapponesi entrano nella prima classe della scuola elementare, che prevede sei anni di studio: l'istruzione obbligatoria comprende elementari e medie inferiori (3 anni di studio) cui si aggiungono altri 3 anni non obbligatori di scuola media superiore, formando un sistema di istruzione scolastica del tipo "6-3-3", anche se dal 1999 alcune scuole hanno unito medie inferiori e superiori costituendo sei anni ininterrotti di scuola secondaria.
Una caratteristica importante del sistema scolastico giapponese sono gli esami di ammissione, obbligatori ad ogni grado per entrare negli istituti privati (l’accesso alle scuole pubbliche è aperto, ma il loro livello qualitativo è estremamente basso e i diplomi che vi si conseguono non sono spendibili sul mercato del lavoro, per cui la quasi totalità delle famiglie giapponesi cerca di mandare i propri figli alle scuole private). Anche l'accesso alle università è regolato da esami di ammissione. Le due università più prestigiose sono L'Università di Tokyo e l'Università di Kyoto e sono pubbliche. Tali esami, soprattutto quello per l’ammissione all’università, sono estremamente difficili e non possono essere affrontati con una preparazione generica, e per questo la maggior parte degli studenti giapponesi, al termine della giornata scolastica (che inizia alle 08.50 e si prolunga sino alle 16.00), si recano ai corsi di ripetizioni integrative (a pagamento), che solitamente iniziano alle 17.00 e possono durare sino alle 23.30 di sera. Questa mole di studio è giustificata dalla circostanza che ancora oggi il sistema lavorativo giapponese offre posti quasi sicuri ai laureati, e garantisce l’occupazione a vita. Per questo ottenere un diploma o una laurea con ottimi voti costituisce un obiettivo fondamentale che giustifica le ingenti spese e i sacrifici delle famiglie giapponesi per l’educazione dei figli.
Le scuole giapponesi sono note per il loro rigore, in quanto la severità dell’istituto è considerata come nota di merito e aggiunge valore al diploma conseguito. L’osservanza dei regolamenti scolastici (che cambiano da istituto a istituto) è d’obbligo e le pene sono molto severe. I regolamenti sono puntigliosi, arrivano a precisare anche i dettagli più insignificanti delle uniformi scolastiche. Nel caso si venisse bocciati o sospesi per gravi episodi si è costretti a cambiare scuola e trovarne un'altra, e ciò può influire negativamente sul proprio curriculum; infatti anche nei colloqui di lavoro viene data molta importanza alla scuola frequentata e al rendimento avuto, perché un buon studente viene considerato un buon lavoratore. Il rigore con cui gli studenti giapponesi sono allevati inizia sin dall’asilo prosegue per tutta la durata della scuola dell’obbligo, e all'università.
Le lezioni hanno luogo la mattina e il pomeriggio, dal lunedì al venerdì, il sabato invece solo la mattina; la giornata scolastica inizia verso le 8:40 preceduta da una riunione degli insegnanti e da una riunione di classe.
E' abitudine che le lezioni, che durano cinquanta minuti intervallate da dieci minuti di ricreazione, inizino e finiscano con il saluto: dopo essere stato annunciato da uno studente preposto a tale compito, studenti e professore si alzano per pronunciare, in coro, la parola rei. Verso mezzogiorno il pranzo e a seguire le ultimelezioni che si concludono con la pulizia delle classi,verso le 16.30, alle volte seguita da un'altra riunione.
La maggior parte degli istituti, medi inferiori e superiori, richiedono ai propri studenti di indossare una divisa: quelle maschili sono solitamente di colore scuro (quella estiva è un'eccezione poiché prevede la camicia bianca) con colletti alti e rigidi, quelle femminili sono di solito blu con gonna a pieghe (alla marinara).Sulle divise tutte uguali un distintivo colorato li differenzia e li identifica, a seconda del liceo e dall'anno.
Non esiste la figura del bidello, ma la pulizia di tutta la scuola viene portata a termine da tutti gli studenti, divisi in gruppi, sotto l'occhio vigile dei professori. Ogni gruppo è responsabile di una zona della scuola. In alcune scuole è vietato portare gioielli o tingersi i capelli. Le azioni degli studenti sono tenute severamente sotto controllo soprattutto per il buon nome dell' istituto, viene spesso ricordato loro che all'esterno rappresentano la scuola stessa, persino prima delle vacanze,che siano scolastiche o private, lo studente non sfugge a numerose raccomandazioni orali o addirittura scritte; all'esterno lo studente è identificato dalla sua uniforme, simbolo dell'istituto di appartenenza.
La maggior parte solitamente sono i club sportivi, un posto di primo piano è occupato dalle arti marziali, dal baseball e dal softball, seguiti poi dal calcio, dalbasket e dalla pallavolo. Non a caso molti manga diretti a un pubblico adolescenziale si focalizzano su uno o più di questi sport.
Ma la cultura e la tradizione non vengono dimenticate, si hanno così clubs sulla cerimonia del the, sulla calligrafia, sull'ikebana (foto in alto).
Non mancano club sui manga tanto che molti noti mangaka (autori di fumetti) hanno iniziato la loro carriera o si sono fatti notare al tempo della scuola.
Così come la società giapponese così anche la vita nel club ha un funzionamento gerarchico: distingue tra senpai e kohai, tra i compagi anziani e i giovani: il Kohai deve rispettare il suo Senpai quasi fosse un professore, d'altra parte quest'ultimo prende sotto la sua ala protettrice il nuovo componente del club.
Negli ultimi dieci anni si sono verificati numerosi problemi d'ordine morale, come la violenza, i soprusi e il suicidio.Per quanto riguarda la violenza bisogna distinguere quella tra studenti e quella degli studenti verso i professori, si sono avuti moltissimi casi senza contare che parecchi istituti preferiscono tacere per preservare la loro immagine. Gli studenti rimproverano spesso ai professori di essere troppo severi e inquisitori, spesso i castighi corporali rasentano il sadismo, ma pur vietando questo genere di castighi la posizione di insegnanti e genitori rimane molto ambigua. Pari passo a queste violenze si è fatto strada un altro problema, quello definito "ijime", cioè soprusi che vanno dalla violenza verbale all'estorsione, all'ostracismo.
La solitudine e il fallimento sembrano essere i motivi fondamentali del suicidio tra i giovani. In un sistema in cui la vita di gruppo è molto importante, subire l' ijime può portare lo studente verso il suicidio.
Su tutto questo c'è un continuo dibattito in Giappone ma il ministero dell'istruzione rimane rigido nella sua tradizione.
Luogo pubblico per eccellenza, la scuola giapponese, pare così essere un apprendistato culturale e morale, come vivere in società è dunque insegnato a scuola. Li istruisce, li responsabilizza, dà loro dei valori morali in modo che la loro personalità possa svilupparsi naturalmente e che possano mantenere e accettare il loro ruolo nella società, ma c'è anche il rovescio della medaglia, per arrivare a questo scopo pare essere troppo severa e assillante, tanto da deresponsabilizzare gli stessi genitori che si affidano un po' troppo a lei.
A differenza nostra, l'anno scolastico inizia ad aprile e finisce a marzo.
A 6 o 7 anni di età le bambine ed i bambini giapponesi entrano nella prima classe della scuola elementare, che prevede sei anni di studio: l'istruzione obbligatoria comprende elementari e medie inferiori (3 anni di studio) cui si aggiungono altri 3 anni non obbligatori di scuola media superiore, formando un sistema di istruzione scolastica del tipo "6-3-3", anche se dal 1999 alcune scuole hanno unito medie inferiori e superiori costituendo sei anni ininterrotti di scuola secondaria.
Una caratteristica importante del sistema scolastico giapponese sono gli esami di ammissione, obbligatori ad ogni grado per entrare negli istituti privati (l’accesso alle scuole pubbliche è aperto, ma il loro livello qualitativo è estremamente basso e i diplomi che vi si conseguono non sono spendibili sul mercato del lavoro, per cui la quasi totalità delle famiglie giapponesi cerca di mandare i propri figli alle scuole private). Anche l'accesso alle università è regolato da esami di ammissione. Le due università più prestigiose sono L'Università di Tokyo e l'Università di Kyoto e sono pubbliche. Tali esami, soprattutto quello per l’ammissione all’università, sono estremamente difficili e non possono essere affrontati con una preparazione generica, e per questo la maggior parte degli studenti giapponesi, al termine della giornata scolastica (che inizia alle 08.50 e si prolunga sino alle 16.00), si recano ai corsi di ripetizioni integrative (a pagamento), che solitamente iniziano alle 17.00 e possono durare sino alle 23.30 di sera. Questa mole di studio è giustificata dalla circostanza che ancora oggi il sistema lavorativo giapponese offre posti quasi sicuri ai laureati, e garantisce l’occupazione a vita. Per questo ottenere un diploma o una laurea con ottimi voti costituisce un obiettivo fondamentale che giustifica le ingenti spese e i sacrifici delle famiglie giapponesi per l’educazione dei figli.
Le scuole giapponesi sono note per il loro rigore, in quanto la severità dell’istituto è considerata come nota di merito e aggiunge valore al diploma conseguito. L’osservanza dei regolamenti scolastici (che cambiano da istituto a istituto) è d’obbligo e le pene sono molto severe. I regolamenti sono puntigliosi, arrivano a precisare anche i dettagli più insignificanti delle uniformi scolastiche. Nel caso si venisse bocciati o sospesi per gravi episodi si è costretti a cambiare scuola e trovarne un'altra, e ciò può influire negativamente sul proprio curriculum; infatti anche nei colloqui di lavoro viene data molta importanza alla scuola frequentata e al rendimento avuto, perché un buon studente viene considerato un buon lavoratore. Il rigore con cui gli studenti giapponesi sono allevati inizia sin dall’asilo prosegue per tutta la durata della scuola dell’obbligo, e all'università.
Le lezioni hanno luogo la mattina e il pomeriggio, dal lunedì al venerdì, il sabato invece solo la mattina; la giornata scolastica inizia verso le 8:40 preceduta da una riunione degli insegnanti e da una riunione di classe.
E' abitudine che le lezioni, che durano cinquanta minuti intervallate da dieci minuti di ricreazione, inizino e finiscano con il saluto: dopo essere stato annunciato da uno studente preposto a tale compito, studenti e professore si alzano per pronunciare, in coro, la parola rei. Verso mezzogiorno il pranzo e a seguire le ultimelezioni che si concludono con la pulizia delle classi,verso le 16.30, alle volte seguita da un'altra riunione.
La maggior parte degli istituti, medi inferiori e superiori, richiedono ai propri studenti di indossare una divisa: quelle maschili sono solitamente di colore scuro (quella estiva è un'eccezione poiché prevede la camicia bianca) con colletti alti e rigidi, quelle femminili sono di solito blu con gonna a pieghe (alla marinara).Sulle divise tutte uguali un distintivo colorato li differenzia e li identifica, a seconda del liceo e dall'anno.
Non esiste la figura del bidello, ma la pulizia di tutta la scuola viene portata a termine da tutti gli studenti, divisi in gruppi, sotto l'occhio vigile dei professori. Ogni gruppo è responsabile di una zona della scuola. In alcune scuole è vietato portare gioielli o tingersi i capelli. Le azioni degli studenti sono tenute severamente sotto controllo soprattutto per il buon nome dell' istituto, viene spesso ricordato loro che all'esterno rappresentano la scuola stessa, persino prima delle vacanze,che siano scolastiche o private, lo studente non sfugge a numerose raccomandazioni orali o addirittura scritte; all'esterno lo studente è identificato dalla sua uniforme, simbolo dell'istituto di appartenenza.
La maggior parte solitamente sono i club sportivi, un posto di primo piano è occupato dalle arti marziali, dal baseball e dal softball, seguiti poi dal calcio, dalbasket e dalla pallavolo. Non a caso molti manga diretti a un pubblico adolescenziale si focalizzano su uno o più di questi sport.
Ma la cultura e la tradizione non vengono dimenticate, si hanno così clubs sulla cerimonia del the, sulla calligrafia, sull'ikebana (foto in alto).
Non mancano club sui manga tanto che molti noti mangaka (autori di fumetti) hanno iniziato la loro carriera o si sono fatti notare al tempo della scuola.
Così come la società giapponese così anche la vita nel club ha un funzionamento gerarchico: distingue tra senpai e kohai, tra i compagi anziani e i giovani: il Kohai deve rispettare il suo Senpai quasi fosse un professore, d'altra parte quest'ultimo prende sotto la sua ala protettrice il nuovo componente del club.
Negli ultimi dieci anni si sono verificati numerosi problemi d'ordine morale, come la violenza, i soprusi e il suicidio.Per quanto riguarda la violenza bisogna distinguere quella tra studenti e quella degli studenti verso i professori, si sono avuti moltissimi casi senza contare che parecchi istituti preferiscono tacere per preservare la loro immagine. Gli studenti rimproverano spesso ai professori di essere troppo severi e inquisitori, spesso i castighi corporali rasentano il sadismo, ma pur vietando questo genere di castighi la posizione di insegnanti e genitori rimane molto ambigua. Pari passo a queste violenze si è fatto strada un altro problema, quello definito "ijime", cioè soprusi che vanno dalla violenza verbale all'estorsione, all'ostracismo.
La solitudine e il fallimento sembrano essere i motivi fondamentali del suicidio tra i giovani. In un sistema in cui la vita di gruppo è molto importante, subire l' ijime può portare lo studente verso il suicidio.
Su tutto questo c'è un continuo dibattito in Giappone ma il ministero dell'istruzione rimane rigido nella sua tradizione.
Luogo pubblico per eccellenza, la scuola giapponese, pare così essere un apprendistato culturale e morale, come vivere in società è dunque insegnato a scuola. Li istruisce, li responsabilizza, dà loro dei valori morali in modo che la loro personalità possa svilupparsi naturalmente e che possano mantenere e accettare il loro ruolo nella società, ma c'è anche il rovescio della medaglia, per arrivare a questo scopo pare essere troppo severa e assillante, tanto da deresponsabilizzare gli stessi genitori che si affidano un po' troppo a lei.
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venerdì 16 marzo 2012
Big in Japan: Anime
Se si vuole parlare di Giappone, non si può non parlare di Anime. Il termine è un neologismo con cui in Giappone, a partire dalla fine degli anni settanta, si indicano l'animazione ed i cartoni animati. Ma non voglio parlare di luoghi comuni, ma spiegare alcune particolarità che in Italia (come al solito) ignoriamo.
Secondo un'accezione generica si tende a definire anime come sinonimo di "cartone animato giapponese", nonostante un ormai sorpassato luogo comune occidentale che riduce l'animazione giapponese ad un prodotto rivolto ad un pubblico infantile oppure a carattere pornografico, confondendo in entrambi i casi una parte per il tutto. Esso è potenzialmente indirizzato ad ogni tipo di pubblico, dai bambini, agli adolescenti, agli adulti, fino ad arrivare ad una specializzazione del target con anime concepiti per categorie specifiche quali impiegati, casalinghe, studenti, e via dicendo. Essi, pertanto, possono trattare soggetti, argomenti e generi molto diversi tra loro.
In Italia invece si pensa che i cartoni siano solo frivoli per bambini, in realtà ogni anime ha la sua fascia d'età, solitamente indicata dall'età del protagonista. Penserete: ma come, i protagonisti sono sempre ragazzi. Si ma non tutti hanno la stessa età. In genere l'anime è pensato come una serie tv, quindi una trama che si evolve e con i protagonisti che invecchiano. Il ragazzo quindi "cresce" con l'anime, e di conseguenza (solitamente) crescono anche i temi trattati. Esistono 5 tipologie di massima di anime:
Come dicevo prima, a causa di un equivoco culturale di fondo, che in Italia e in Occidente vuole l'animazione rivolta sempre e solo ai bambini, molti anime destinati originariamente ad adulti o adolescenti sono stati infatti adattati forzatamente per una fascia di età infantile. In Italia, a partire dalla metà degli anni ottanta, l'animazione giapponese ha subito nei passaggi televisivi sulle reti nazionali (Rai e soprattutto Mediaset) una censura sistematica, operata attraverso adattamenti inadeguati, traduzioni superficiali dei copioni originali, giunti talvolta incompleti, tagli e modifiche arbitrarie. Il cambiamento di target ha così comportato una revisione, se non talvolta la riscrittura dei dialoghi per renderli fruibili da un pubblico molto più giovane, ed il taglio di sequenze o, più raramente, di intere puntate, ritenute non adatte ad una platea infantile. In Giappone l'animazione è considerata, al pari della cinematografia, una forma d'espressione artistica che può veicolare contenuti d'ogni genere e tipo, destinati a fasce d'età differenziate.
Da notare che anche alcune serie animate di produzione americana come I Griffin e South Park hanno subito delle censure, specialmente durante la loro trasmissione sulle reti in chiaro, ma in genere i cartoni animati statunitensi tendono a essere meno censurati perché già destinati in partenza ad un pubblico di maggiore età.
Ci sarebbe tanto ancora da dire sulla censura, ma mi perderei troppo. Comunque un giorno farò un post solo su quello. Ora meglio parlare solo delle cose belle del Giappone!
Secondo un'accezione generica si tende a definire anime come sinonimo di "cartone animato giapponese", nonostante un ormai sorpassato luogo comune occidentale che riduce l'animazione giapponese ad un prodotto rivolto ad un pubblico infantile oppure a carattere pornografico, confondendo in entrambi i casi una parte per il tutto. Esso è potenzialmente indirizzato ad ogni tipo di pubblico, dai bambini, agli adolescenti, agli adulti, fino ad arrivare ad una specializzazione del target con anime concepiti per categorie specifiche quali impiegati, casalinghe, studenti, e via dicendo. Essi, pertanto, possono trattare soggetti, argomenti e generi molto diversi tra loro.
In Italia invece si pensa che i cartoni siano solo frivoli per bambini, in realtà ogni anime ha la sua fascia d'età, solitamente indicata dall'età del protagonista. Penserete: ma come, i protagonisti sono sempre ragazzi. Si ma non tutti hanno la stessa età. In genere l'anime è pensato come una serie tv, quindi una trama che si evolve e con i protagonisti che invecchiano. Il ragazzo quindi "cresce" con l'anime, e di conseguenza (solitamente) crescono anche i temi trattati. Esistono 5 tipologie di massima di anime:
- Kodomo – per bambini fino ai 10 anni;
- Shōjo – per ragazze dai 10 anni fino alla maggiore età;
- Shōnen – per ragazzi dai 10 anni fino alla maggiore età;
- Seinen – per un pubblico maschile dai 18 anni in su;
- Josei (o Rēdisu) - per un pubblico femminile dai 18 anni in su.
Come dicevo prima, a causa di un equivoco culturale di fondo, che in Italia e in Occidente vuole l'animazione rivolta sempre e solo ai bambini, molti anime destinati originariamente ad adulti o adolescenti sono stati infatti adattati forzatamente per una fascia di età infantile. In Italia, a partire dalla metà degli anni ottanta, l'animazione giapponese ha subito nei passaggi televisivi sulle reti nazionali (Rai e soprattutto Mediaset) una censura sistematica, operata attraverso adattamenti inadeguati, traduzioni superficiali dei copioni originali, giunti talvolta incompleti, tagli e modifiche arbitrarie. Il cambiamento di target ha così comportato una revisione, se non talvolta la riscrittura dei dialoghi per renderli fruibili da un pubblico molto più giovane, ed il taglio di sequenze o, più raramente, di intere puntate, ritenute non adatte ad una platea infantile. In Giappone l'animazione è considerata, al pari della cinematografia, una forma d'espressione artistica che può veicolare contenuti d'ogni genere e tipo, destinati a fasce d'età differenziate.
Da notare che anche alcune serie animate di produzione americana come I Griffin e South Park hanno subito delle censure, specialmente durante la loro trasmissione sulle reti in chiaro, ma in genere i cartoni animati statunitensi tendono a essere meno censurati perché già destinati in partenza ad un pubblico di maggiore età.
Ci sarebbe tanto ancora da dire sulla censura, ma mi perderei troppo. Comunque un giorno farò un post solo su quello. Ora meglio parlare solo delle cose belle del Giappone!
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giappone,
japan week,
no alla censura
giovedì 15 marzo 2012
Big in Japan: Educazione
Molti turisti che vanno in Giappone sono preoccupati per quanto riguarda gli usi e la buona educazione. Infatti se in Europa o negli USA più o meno ci si comporta come in Italia, in un Paese molto diverso dal nostro il galateo potrebbe richiedere modi di fare totalmente diversi.
La realtà è molto semplice: se seguite alla lettera tutte le regole giapponesi potreste diventare pazzi soprattutto se siete in Giappone per lavoro, diversamente se siete dei turisti vi basta seguire alcuni semplici consigli e non avrete nessun problema. Nel caso in cui non sappiate come comportarvi fate come se foste in Italia, i giapponesi non si aspettano da voi chissà che cosa, ma se volete tentare di non fare figuracce tenete a mente questi pochi ed utili consigli.
Prima dei pasti dite "itadakimas" (si pronuncia così ma si scrive itadakimasu) che più o meno vuol dire "ricevo umilmente questo cibo".
Fate rumore quando mangiate cose bollenti come i ramen. "Succhiare" e fare rumore è la prassi mangiando i ramen e simili e si gusta meglio il cibo raffreddandolo allo stesso tempo.
Non soffiatevi mai il naso in pubblico. "Tirate su" o andate in un bagno. Se dovete proprio soffiarvi il naso per un emergenza fatelo con un fazzoletto di carta che poi buttate via: i fazzoletti di stoffa per questo scopo non sono molto ben visti.
Toglietevi lo zaino in treno. Forse non ci fate caso ma se avete lo zaino occupate 2 posti in piedi, se lo togliete e lo mettete tra i vostri piedi date più spazio a chi è in piedi con voi, uno spazio che in alcuni momenti nelle grandi città può essere vitale.
Non baciatevi in pubblico. Al giorno d'oggi non è più un vero tabù, ma non datevi baci appassionati in pubblico. Evitate anche di fare come in Italia e dare bacini sulla guancia, qualcuno potrebbe essere in imbarazzo.
Non fumate per strada a meno che non ci sia una "smoking area". Oltre che essere illegale in alcune zone è anche maleducazione.
Non rispondete al cellulare in treno, se suona spegnetelo.
Non mostrate troppo i vostri tatuaggi. Attualmente sono tollerati soprattutto se li ha uno straniero, ma se anche 1 vecchio ogni 10000 persone si sente a disagio nel vederli, il mio consiglio è quelli di coprirli se potete.
Non infilate le bacchette nel riso. Se non le usate riponetele sul tavolo o sulla ciotola ma NON conficcate nel riso verticalmente: è un gesto che si usa solamente durante i funerali.
Non aiutate a spezzare il cibo con le bacchette e non passate cibo con le bacchette. Se dovete tagliare qualcosa con le bacchette bisogna che lo faccia una sola persona, se dovete passare il cibo mettetelo in una ciotola. Passare il cibo ricorda il gesto che si fa durante i funerali.
Evitate di fare azioni sconsiderate con le bacchette: non giocate a fare i batteristi utilizzando i bicchieri come fareste in Italia al ristorante cinese o tentare di centrare il piatto lanciando il cibo. Cercate di seguire quello che fanno gli altri ma non preoccupatevi troppo. La regola dice che non si possono infilzare cibi con le bacchette ma nella realtà non è poi così drammatico se vi capita di farlo occasionalmente. Evitate di indicare qualcosa o qualcuno con le bacchette.
Non dovete sedervi come i giapponesi cioè in stile "seiza": sapete benissimo che se state in quella posizione 10 minuti e non siete abituati poi vi viene un formicaio alle gambe e non vi alzate più quindi sedetevi come vi pare, tra l'altro anche i giapponesi si siedono nelle posizioni più disparate.
Non seguite alla lettera tutte le cavolate che si scrivono su internet sulla buona educazione in Giappone. E' pur vero che servirsi da bere da soli non è educato, ma se siete tra amici nessuno ve lo servirà probabilmente e dovrete fare da soli per forza.
La realtà è molto semplice: se seguite alla lettera tutte le regole giapponesi potreste diventare pazzi soprattutto se siete in Giappone per lavoro, diversamente se siete dei turisti vi basta seguire alcuni semplici consigli e non avrete nessun problema. Nel caso in cui non sappiate come comportarvi fate come se foste in Italia, i giapponesi non si aspettano da voi chissà che cosa, ma se volete tentare di non fare figuracce tenete a mente questi pochi ed utili consigli.
Prima dei pasti dite "itadakimas" (si pronuncia così ma si scrive itadakimasu) che più o meno vuol dire "ricevo umilmente questo cibo".
Fate rumore quando mangiate cose bollenti come i ramen. "Succhiare" e fare rumore è la prassi mangiando i ramen e simili e si gusta meglio il cibo raffreddandolo allo stesso tempo.
Non soffiatevi mai il naso in pubblico. "Tirate su" o andate in un bagno. Se dovete proprio soffiarvi il naso per un emergenza fatelo con un fazzoletto di carta che poi buttate via: i fazzoletti di stoffa per questo scopo non sono molto ben visti.
Toglietevi lo zaino in treno. Forse non ci fate caso ma se avete lo zaino occupate 2 posti in piedi, se lo togliete e lo mettete tra i vostri piedi date più spazio a chi è in piedi con voi, uno spazio che in alcuni momenti nelle grandi città può essere vitale.
Non baciatevi in pubblico. Al giorno d'oggi non è più un vero tabù, ma non datevi baci appassionati in pubblico. Evitate anche di fare come in Italia e dare bacini sulla guancia, qualcuno potrebbe essere in imbarazzo.
Non fumate per strada a meno che non ci sia una "smoking area". Oltre che essere illegale in alcune zone è anche maleducazione.
Non rispondete al cellulare in treno, se suona spegnetelo.
Non mostrate troppo i vostri tatuaggi. Attualmente sono tollerati soprattutto se li ha uno straniero, ma se anche 1 vecchio ogni 10000 persone si sente a disagio nel vederli, il mio consiglio è quelli di coprirli se potete.
Non infilate le bacchette nel riso. Se non le usate riponetele sul tavolo o sulla ciotola ma NON conficcate nel riso verticalmente: è un gesto che si usa solamente durante i funerali.
Non aiutate a spezzare il cibo con le bacchette e non passate cibo con le bacchette. Se dovete tagliare qualcosa con le bacchette bisogna che lo faccia una sola persona, se dovete passare il cibo mettetelo in una ciotola. Passare il cibo ricorda il gesto che si fa durante i funerali.
Evitate di fare azioni sconsiderate con le bacchette: non giocate a fare i batteristi utilizzando i bicchieri come fareste in Italia al ristorante cinese o tentare di centrare il piatto lanciando il cibo. Cercate di seguire quello che fanno gli altri ma non preoccupatevi troppo. La regola dice che non si possono infilzare cibi con le bacchette ma nella realtà non è poi così drammatico se vi capita di farlo occasionalmente. Evitate di indicare qualcosa o qualcuno con le bacchette.
Non dovete sedervi come i giapponesi cioè in stile "seiza": sapete benissimo che se state in quella posizione 10 minuti e non siete abituati poi vi viene un formicaio alle gambe e non vi alzate più quindi sedetevi come vi pare, tra l'altro anche i giapponesi si siedono nelle posizioni più disparate.
Non seguite alla lettera tutte le cavolate che si scrivono su internet sulla buona educazione in Giappone. E' pur vero che servirsi da bere da soli non è educato, ma se siete tra amici nessuno ve lo servirà probabilmente e dovrete fare da soli per forza.
mercoledì 14 marzo 2012
Big in Japan: Origami
Due cose in rapidità. La prima è che ieri ho interrotto la Japan Week per celebrare la nascita del messia. La seconda è che ringrazio Google per l'idea del post di oggi.
Il motore di ricerca oggi celebra Akira Yoshizawa considerato il più grande maestro di origami. Sappiamo tutti cosa sono ma non conosciamo tutte le loro sfaccettature.
Con il termine origàmi si intende l'arte di piegare la carta (折り紙, termine derivato dal giapponese, ori piegare e kami carta) e, sostantivato, l'oggetto che ne deriva.
La tecnica moderna dell'origami usa pochi tipi di piegature combinate in un'infinita varietà di modi per creare modelli anche estremamente complicati. In genere, questi modelli cominciano da un foglio quadrato, i cui lati possono essere di colore differente e continua senza fare tagli alla carta, ma l'origami tradizionale era molto meno rigido e faceva frequente uso di tagli, oltre a partire da basi non necessariamente quadrate. Alla base dei principi che regolano l'origami, vi sono senz'altro i principi shintoisti del ciclo vitale e dell'accettazione della morte come parte di un tutto: la forma di carta, nella sua complessità e fragilità, è simbolo del tempio shintoista che viene ricostruito sempre uguale ogni vent'anni, e la sua bellezza non risiede nel foglio di carta. Alla morte del supporto, la forma viene ricreata e così rinasce, in un eterno ciclo vitale che il rispetto delle tradizioni mantiene vivo.
Il motore di ricerca oggi celebra Akira Yoshizawa considerato il più grande maestro di origami. Sappiamo tutti cosa sono ma non conosciamo tutte le loro sfaccettature.
Con il termine origàmi si intende l'arte di piegare la carta (折り紙, termine derivato dal giapponese, ori piegare e kami carta) e, sostantivato, l'oggetto che ne deriva.
La tecnica moderna dell'origami usa pochi tipi di piegature combinate in un'infinita varietà di modi per creare modelli anche estremamente complicati. In genere, questi modelli cominciano da un foglio quadrato, i cui lati possono essere di colore differente e continua senza fare tagli alla carta, ma l'origami tradizionale era molto meno rigido e faceva frequente uso di tagli, oltre a partire da basi non necessariamente quadrate. Alla base dei principi che regolano l'origami, vi sono senz'altro i principi shintoisti del ciclo vitale e dell'accettazione della morte come parte di un tutto: la forma di carta, nella sua complessità e fragilità, è simbolo del tempio shintoista che viene ricostruito sempre uguale ogni vent'anni, e la sua bellezza non risiede nel foglio di carta. Alla morte del supporto, la forma viene ricreata e così rinasce, in un eterno ciclo vitale che il rispetto delle tradizioni mantiene vivo.
Ma come la storia ha fatto incrociare gli origami ed il maestro Yoshizawa? Tra il XVI e il XVII secolo, in Giappone, durante il periodo Edo, l’imperatore Ieyasu Togukawa ebbe la buona idea di donare al suo popolo tanti “oggetti di riconoscimento”. Questi consistevano in piccoli doni di carta che simboleggiavano la gru Giapponese, animale simbolo della felicità e del benessere.
Il periodo Edo fu uno dei più grossi periodi di espansione politica e militare nel Paese da parte della famiglia Tokugawa. Alla cittadinanza si richiedeva grandi sacrifici ed una tolleranza senza precedenti; da qui nasceva l’idea dei “regali al popolo”. Nel corso dei secoli a venire, la tradizione di questi regali di carta fu ripresa più volte da parte delle dinastie al potere, anche per simboleggiare le proprie famiglie, le proprie conquiste, il proprio impero. Fino ad arrivare ad Akira Yoshizawa, che ha avuto il merito di rendere questa tradizione dapprima un lavoro manuale, poi un’arte.
Il periodo Edo fu uno dei più grossi periodi di espansione politica e militare nel Paese da parte della famiglia Tokugawa. Alla cittadinanza si richiedeva grandi sacrifici ed una tolleranza senza precedenti; da qui nasceva l’idea dei “regali al popolo”. Nel corso dei secoli a venire, la tradizione di questi regali di carta fu ripresa più volte da parte delle dinastie al potere, anche per simboleggiare le proprie famiglie, le proprie conquiste, il proprio impero. Fino ad arrivare ad Akira Yoshizawa, che ha avuto il merito di rendere questa tradizione dapprima un lavoro manuale, poi un’arte.
lunedì 12 marzo 2012
Big in Japan: Toilette
Dopo il post di ieri, ho deciso di dedicare tutta questa settimana al Giappone. Parliamo di toilette!
La toilette moderna in Giappone, comunemente definita in giapponese washlet (ウォシュレット) osedile pulente con acqua calda (温水洗浄便座, onsui senjō benza) è attualmente il più moderno tipo di sanitario, con una ampia gamma di gadget.
L'era del sanitario ad alta tecnologia in Giappone iniziò nel 1980, nel 2002, quasi la metà delle abitazioni private in Giappone possedeva un sanitario di questo tipo, più di quante non abbiano un personal computer. Anche se a un primo sguardo può sembrare un normale sanitario di tipo occidentale, esso ha numerosi accessori, come un asciugatore ad aria calda, un asse riscaldato, possibilità di massaggio, regolazioni del getto d'acqua, apertura automatica del coperchio, sciacquone dopo l'uso, pannelli di controllo senza fili, riscaldamento e aria condizionata per la stanza, e così via, come parte sia del sanitario che del sedile. Queste caratteristiche possono essere comandate da un pannello di controllo che può essere collegato al fianco del sanitario stesso o essere su una vicina parete, spesso con un collegamento senza fili per trasmettere i comandi al sedile.
La comodità più diffusa è il bidet integrato, un cannello (nozzle) della grandezza di una matita che esce da sotto l'asse stesso e spruzza acqua. Ha generalmente due modalità di pulizia: uso generale o pulizia di famiglia e pulizia femminile o lavaggio femminile. In nessun momento dell'uso il cannello tocca il corpo dell'utente, e dopo e prima dell'utilizzo si autopulisce. Il tipo di pulizia viene selezionato tramite il pannello di controllo. Generalmente, lo stesso cannello viene utilizzato per entrambi i tipi di pulizia, modificando solo la posizione dei getti, o l'angolatura degli stessi, anche se occasionalmente se ne possono trovare due.
La toilette moderna in Giappone, comunemente definita in giapponese washlet (ウォシュレット) osedile pulente con acqua calda (温水洗浄便座, onsui senjō benza) è attualmente il più moderno tipo di sanitario, con una ampia gamma di gadget.
L'era del sanitario ad alta tecnologia in Giappone iniziò nel 1980, nel 2002, quasi la metà delle abitazioni private in Giappone possedeva un sanitario di questo tipo, più di quante non abbiano un personal computer. Anche se a un primo sguardo può sembrare un normale sanitario di tipo occidentale, esso ha numerosi accessori, come un asciugatore ad aria calda, un asse riscaldato, possibilità di massaggio, regolazioni del getto d'acqua, apertura automatica del coperchio, sciacquone dopo l'uso, pannelli di controllo senza fili, riscaldamento e aria condizionata per la stanza, e così via, come parte sia del sanitario che del sedile. Queste caratteristiche possono essere comandate da un pannello di controllo che può essere collegato al fianco del sanitario stesso o essere su una vicina parete, spesso con un collegamento senza fili per trasmettere i comandi al sedile.
La comodità più diffusa è il bidet integrato, un cannello (nozzle) della grandezza di una matita che esce da sotto l'asse stesso e spruzza acqua. Ha generalmente due modalità di pulizia: uso generale o pulizia di famiglia e pulizia femminile o lavaggio femminile. In nessun momento dell'uso il cannello tocca il corpo dell'utente, e dopo e prima dell'utilizzo si autopulisce. Il tipo di pulizia viene selezionato tramite il pannello di controllo. Generalmente, lo stesso cannello viene utilizzato per entrambi i tipi di pulizia, modificando solo la posizione dei getti, o l'angolatura degli stessi, anche se occasionalmente se ne possono trovare due.
Nella maggior parte delle toilette ad alta tecnologia si possono selezionare la posizione dei getti e la pressione dell'acqua a seconda delle preferenze dell'utente, come anche la temperatura della stessa. Alcune ricerche hanno scoperto che la temperatura preferita dalla maggior parte dei clienti è quella leggermente superiore a quella del corpo umano, dunque una temperatura di 38° sembra garantire la migliore sensazione. I getti possono essere anche vibranti o pulsanti e i produttori di questi tipi di sanitari dichiarano che ciò può essere d'aiuto in caso di costipazione o emorroidi. I sanitari di tipowashlet più moderni possono anche aggiungere al getto d'acqua del sapone per un maggior effetto pulente.
Il washlet può completamente sostituire la carta igienica, anche se molti utilizzatori optano per migliorare l'igiene con l'azione meccanica della carta. La sequenza può essere diversa da persona a persona: evidentemente ci sarà chi usa la carta prima del lavaggio, chi dopo, chi solo il bidet automatico e chi invece non lo usa affatto, preferendovi la carta igienica.
Un secondo optional comune è l'asciugatore ad aria, spesso regolabile tra i 40 e i 60° per asciugare le zone intime dopo averle lavate con il bidet integrato. Si possono avere anche sedili riscaldabili, tra i 30 e i 40°: un coperchio automatizzato, con sensore di prossimità/vicinanza, che si aprirà e chiuderà a seconda della posizione dell'utente, sciacquone automatico, deodorante automatico per l'aria, una superficie resistente ai germi. Alcuni modelli progettati specificatamente per gli anziani includono braccioli e automatismi che aiutano a riprendere la posizione eretta dopo l'uso. Per evitare rumori causati dall'urto del coperchio nella chiusura (che la cultura giapponese ritiene alquanto imbarazzanti), possono esservi dei "rallentatori" alla stessa, o il coperchio si può chiudere automaticamente dopo che sia passato un certo tempo dal risciacquo. L'introduzione più moderna è il sistema deodorante all'ozono che elimina rapidamente l'odore: inoltre, ci può essere una memoria del tempo di utilizzo, o una modalità di risparmio energia, che riscalda l'asse solamente negli orari in cui è probabile che ci sia utilizzo, sulla base di dati memorizzati: alcuni modelli possono illuminarsi nel buio o addirittura essere forniti di aria condizionata. Innovazione recente sono dei sensori intelligenti che recepiscono la presenza di qualcuno davanti alla toilette, e ne alzano il solo coperchio, se la persona dà la schiena al sanitario stesso, o il coperchio e l'asse, in caso si stia guardandolo. Una toilette che si possa guidare con comandi vocali è ancora in fase di studio.
Diciamocelo. I Giapponesi ne cagano.
Il washlet può completamente sostituire la carta igienica, anche se molti utilizzatori optano per migliorare l'igiene con l'azione meccanica della carta. La sequenza può essere diversa da persona a persona: evidentemente ci sarà chi usa la carta prima del lavaggio, chi dopo, chi solo il bidet automatico e chi invece non lo usa affatto, preferendovi la carta igienica.
Un secondo optional comune è l'asciugatore ad aria, spesso regolabile tra i 40 e i 60° per asciugare le zone intime dopo averle lavate con il bidet integrato. Si possono avere anche sedili riscaldabili, tra i 30 e i 40°: un coperchio automatizzato, con sensore di prossimità/vicinanza, che si aprirà e chiuderà a seconda della posizione dell'utente, sciacquone automatico, deodorante automatico per l'aria, una superficie resistente ai germi. Alcuni modelli progettati specificatamente per gli anziani includono braccioli e automatismi che aiutano a riprendere la posizione eretta dopo l'uso. Per evitare rumori causati dall'urto del coperchio nella chiusura (che la cultura giapponese ritiene alquanto imbarazzanti), possono esservi dei "rallentatori" alla stessa, o il coperchio si può chiudere automaticamente dopo che sia passato un certo tempo dal risciacquo. L'introduzione più moderna è il sistema deodorante all'ozono che elimina rapidamente l'odore: inoltre, ci può essere una memoria del tempo di utilizzo, o una modalità di risparmio energia, che riscalda l'asse solamente negli orari in cui è probabile che ci sia utilizzo, sulla base di dati memorizzati: alcuni modelli possono illuminarsi nel buio o addirittura essere forniti di aria condizionata. Innovazione recente sono dei sensori intelligenti che recepiscono la presenza di qualcuno davanti alla toilette, e ne alzano il solo coperchio, se la persona dà la schiena al sanitario stesso, o il coperchio e l'asse, in caso si stia guardandolo. Una toilette che si possa guidare con comandi vocali è ancora in fase di studio.
Diciamocelo. I Giapponesi ne cagano.
あなたの
先生Misciu
domenica 11 marzo 2012
私は日本が大好き - Watashi wa Nihon ga daisuki
Ci sono dei post che si scrivono da soli. Proprio un anno fa esatto, ho passato un periodo terribile. Ma non per cose che riguardavano me in prima persona, ma per quello che accadeva a più di 10.000 km da noi. Per chi se ne fosse dimenticato, la costa orientale del Giappone fu colpita da uno tsunami causato da un sisma di magnitudo 9. Se volete avere una minima idea di ciò che è successo, vi consiglio questo video.
Scenari apocalittici: onde immense che spazzano via intere città, terremoti che scuotevano palazzi come se fossero di carta. E tutto, diciamolo, alla nazione più evoluta in assoluto. Pensate cosa sarebbe successo se lo tsunami avesse avuto origine al centro del Mediterraneo.
Fu molto strano. Solitamente queste cose non mi colpiscono così tanto. Rimasi giorni e giorni a guardare SkyTg24 per essere informato il più possibile su tutto questo. E divenni pure un semi-esperto di centrali nucleari. Era un argomento che mi aveva sempre affascinato, ma ero pienamente consapevole dei rischi che ne potevano derivare (Cernobyl, Kyshtym e Three Miles Island). Fortunatamente anche l'Italia se ne rese conto, abrogando la norma con il referendum, nonostante le false promesse dello psiconano.
A un anno da quel disastro, nessuno ne parla più. Per la precisione nessuno ne ha più parlato dopo un mese, nonostante le scosse continuassero, ma ormai non faceva più notizia. Un anno fa il Giappone aveva 54 reattori nucleari attivi, ora solo 3 sono in funzione. L'incidente di Fukushima è stato classificato allo stesso livello di quello di Cernobyl. Ma tengo a dire una cosa: dopo quasi un ora di ricerche ho capito che non c'è rischio ad andare in Giappone, nè bisogna prendere precauzioni sul cibo che proviene da lì. Miss Hanna Minx arrivo!
Scenari apocalittici: onde immense che spazzano via intere città, terremoti che scuotevano palazzi come se fossero di carta. E tutto, diciamolo, alla nazione più evoluta in assoluto. Pensate cosa sarebbe successo se lo tsunami avesse avuto origine al centro del Mediterraneo.
Fu molto strano. Solitamente queste cose non mi colpiscono così tanto. Rimasi giorni e giorni a guardare SkyTg24 per essere informato il più possibile su tutto questo. E divenni pure un semi-esperto di centrali nucleari. Era un argomento che mi aveva sempre affascinato, ma ero pienamente consapevole dei rischi che ne potevano derivare (Cernobyl, Kyshtym e Three Miles Island). Fortunatamente anche l'Italia se ne rese conto, abrogando la norma con il referendum, nonostante le false promesse dello psiconano.
A un anno da quel disastro, nessuno ne parla più. Per la precisione nessuno ne ha più parlato dopo un mese, nonostante le scosse continuassero, ma ormai non faceva più notizia. Un anno fa il Giappone aveva 54 reattori nucleari attivi, ora solo 3 sono in funzione. L'incidente di Fukushima è stato classificato allo stesso livello di quello di Cernobyl. Ma tengo a dire una cosa: dopo quasi un ora di ricerche ho capito che non c'è rischio ad andare in Giappone, nè bisogna prendere precauzioni sul cibo che proviene da lì. Miss Hanna Minx arrivo!
Il Vostro
Akihito
martedì 6 marzo 2012
Vibrazione [mode: on]
Questo è il pianeta che abitiamo. È fatto così, che ci piaccia o no. È violento e inospitale. O meglio, è indifferente. Non gliene frega nulla delle nostre aspirazioni, delle nostre guerre imbecilli e delle nostre visioni romantiche che lo dipingono come la culla ideale donataci per intercessione divina. Prima ci svegliamo e accettiamo questo fatto e meglio è per tutti.
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