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lunedì 26 novembre 2012

La lunghezza non conta

- L'orgasmo di un maiale dura 30 minuti. (Oh cazzo!)
- Uno scarafaggio vive fino a nove giorni senza la sua testa prima di morire di fame. (Ma io sto ancora pensando al maiale) 
- Il maschio di mantide non riesce ad avere rapporti con la sua testa attaccata al corpo. La femmina da il via ai preliminari tagliandogliela di netto. (Amore, sono tornato!)
- La pulce può saltare fino a 350 volte la dimensione del proprio corpo. Sarebbe come per un umano saltare quanto un campo da calcio. (30 minuti. Maiale fortunato. Riuscite ad immaginarlo?) 
- Il pesce gatto ha circa 27000 papille gustative (Cosa sarebbe così gustoso nel fondo di un ruscello?) 
- Alcuni Leoni si accoppiano oltre 50 volte al giorno (Ma vuoi mettere il maiale? Qualità oltre la Quantità)
- Le farfalle assaggiano con le loro zampe. (Questo era importante da sapere) 
- Gli elefanti sono gli unici animali che non possono saltare (Quello sarebbe veramente interessante) 
- L'urina del gatto è fluorescente sottoposta a luce nera. (Mi chiedo quanto abbiano pagato quelli che hanno scoperto sta cosa)
- L'occhio di un'ostrica è più grande del suo cervello. (Ne conosco alcuni così) 
- Le stelle di mare non hanno cervello. (E ne conosco altri così...) 
- Gli orsi polari sono mancini. (Parlo di boxe.) 
- Uomini e delfini sono gli unici che fanno sesso per piacere. (E i maiali? I delfini sanno dei maiali?) 

Se vi è piaciuto commentate, ci vuole un attimo. Lo stesso tempo dell orgasmo di molti umani. E portate rispetto al maiale!

martedì 1 maggio 2012

Festeggiamo anche oggi?

Oggi questa ricorrenza, cade in un momento di feroce attacco padronale.
Dobbiamo ricordarci in questo Primo Maggio che non deve essere di abbandono e di rinuncia. Ma di lotta, di mobilitazione, e di speranza. Non facciamoci abbattere dalla crisi e da chi la usa contro di noi. Contro i deboli, contro chi ha meno strumenti per difendersi, contro chi sta subendo il peso più grave. A loro dobbiamo stare vicini anzi farci parte di loro. E ricordiamoci che nulla può resistere a una massa di lavoratori che lasciano le officine e marciano compatti verso il centro della città. Nulla può resistere. Né i tecnici, che fanno oggi il lavoro dei politici, né questi ultimi preoccupati prima di tutto, se non esclusivamente, della propria sopravvivenza di individui e di ceto.
La strada è lunga, impervia, ma “noi” siamo tanti, e siamo di più, molti di più di “loro”.

venerdì 27 aprile 2012

Porqué porqué porqué

Ero intenzionato a scrivere un post figo sulla musica oggi. Però oggi mi son fatto tante di quelle domande, che mi sembra brutto non rendervi partecipi di ciò.
  • Perchè non ho ancora cambiato le foto che ho in camera? Certi occhi che mi guardano mi mettono ansia.
  • Perchè non mi ricordo mai di gonfiare il pallone per il mio canestro? 
  • Perchè la stampante mi segna che la cartuccia è scarica nonostante l'abbia messa nuova da poco?
  • Perchè in Sardegna non c'è un posto attrezzato per fare un concerto come si deve?
  • Perchè oggi c'erano 32°?
  • Perchè certi giorni ho mille mila telefilm arretrati e oggi non ho nulla da vedere?
  • Perchè certa gente usa certe foto profilo? Davvero non avete pudore?
  • Perchè sto collezionando carte dei puffi?
  • Perchè continuano a chiamarmi ad ore pasti quando sanno che non rispondo a nessuno in quel momento?
  • Perchè non mi sono ancora deciso a scrivere un libro?
  • Perchè non mi vengono in mente tutte le altre domande di oggi?

lunedì 23 aprile 2012

Felix Felicis

M: "Jack, ma se tu potessi esprimere un desiderio, cosa vorresti?"
Jack: "Che tutti siano felici. In fondo è quello che vogliamo tutto."
M: "Ah io che pensavo volessi essere milionario."
J: "Ma prova a pensare: se tutti noi fossimo felici, non avremmo bisogno di soldi perchè saremmo già tutti felici."

Dopo una frase del genere, non si può replicare. A meno che non si risponda qualche battuta.
Ma la risposta da dare mi è venuta in mente con quasi 5 mesi di ritardo.
"Ma se tutti noi fossimo felici, sarebbe un mondo senza nessun'altro tipo di emozione, perchè tutti i nostri desideri sarebbero soddisfatti."
L'uomo da quando esiste ha sempre cercato questo stato di benessere. Ma se tutti l'avessimo come dato di fatto, mancherebbero gli stimoli per "migliorare" la nostra condizione. Il mondo sarebbe noioso: una popolazione tutta uguale, sorridente ma sola. Nessuno ci renderebbe felice, dato che tutti lo sarebbero già.  Barattereste la persona che vi fa felice per la felicità assoluta?

E comunque, per la cronaca, la mia risposta è stata: "Condizionare il libero arbitrio."

mercoledì 7 marzo 2012

No è che mi è entrata una bruschetta nell'occhio

Questi due giorni di treno come sempre sono stati fruttuosi per nuove idee del blog. Penso che ne scriverò un paio per puoi lasciarli in standby per eventuali periodi di magra. Ma oggi voglio parlare di pianti e lacrime.
Per Ippocrate e la medicina medievale, l'origine delle lacrime era da attribuirsi allo stato umorale del corpo, mentre il pianto era percepito come una purificazione del cervello dagli eccessi umorali. Adoro le spiegazioni mediche greche: alla fine hanno sempre quel risvolto semi psicologico che tutti immaginiamo. Ultimi studi invece sostengono che le persone si sentono "meglio" dopo aver pianto, a causa dell'eliminazione di ormoni associati allo stress. In altre parole ci sentiremmo meglio dopo aver pianto perché le lacrime “laverebbero via” le sostanze chimiche prodotte dallo stress.
In media gli uomini piangono una volta ogni mese, mentre le donne piangono almeno cinque volte al mese, quando il pianto può incrementare anche di cinque volte, spesso senza evidenti ragioni. In molte culture è più socialmente accettabile per donne e bambini piangere che per gli uomini: viene insegnato che non è da maschi piangere. Non c'è niente di più sbagliato. Una spiegazione può essere che chi piange attira l'attenzione su di sé. Se un uomo piange, vuol dire che la situazione è grave, allora siamo spinti a riflettere e a cercare una soluzione. Molti uomini preferiscono controllare il pianto, con la conseguenza che per esprimere ciò che hanno dentro, tirano fuori comportamenti rabbiosi, culturalmente più virili.
Trattenere le lacrime fa aumentare la tensione all'interno creando stress. Ci sarebbero anche altri modi per sfogarsi quando si è soggetti a forti emozioni, ma se la natura ci ha programmati per versare gocce dagli occhi, perchè non farlo?
Il Vostro
Jonathan Rottenberg

lunedì 5 marzo 2012

Dream on

I sogni sono premonitori o semplici elementi del nostro subconscio? Chi non ha mai sognato un qualcosa che desiderava tanto. E non so come, ma almeno per le prime ore successive dopo il risveglio ci si sente felice proprio grazie a quel sogno. A chi non è mai capitato molte volte di fare sogni, in un certo senso, anche premonitori. E sebbene sia una cosa infantile, si desidera vivamente che anche quel sogno diventi tale. Ma non si sa se tutto ciò è derivato dal nostro subconscio, che desidera questa cosa.
Secondo me tutto ciò che si sogna fa parte del nostro inconscio. Di solito i sogni tendono a rappresentare le emozioni, stati d' animo, o ripetere azioni che abbiamo fatto nella nostra vita da svegli o ci rivelano ciò che ci piacerebbe fare. E' chiaro quindi che se durante il giorno si ha un pensiero fisso, la notte si sognerà quella cosa, ancor più se questo pensiero suscita in te forti emozioni. I sogni non vanno definiti però semplici elementi del nostro subconscio, poiché sono questi che in qualche modo definiscono il nostro essere realmente. Non penso che un sogno possa in qualche modo "dire bugie", anzi avvolte riescono a delineare la realtà delle cose e ci aiutano a riflettere.
I sogni non sono altro che dei destrieri liberi di correre senza cavaliere.
I destrieri sono i pensieri, che in stato di coscienza dominiamo. 
Il Vostro 
Steven Tyler

domenica 4 marzo 2012

C'è della chimica là fuori

Buon pomeriggio ragazzi. So che di domenica non si fanno lezioni, ma ringrazio la vostra buona volontà nell'essere venuti qui quest'oggi. Oggi parleremo di chimica, anche se non proprio di quella che interpreta e razionalizza la struttura, proprietà o trasformazioni della natura. C'è chi la chiama alchimia, ma più comunemente feeling.
La nostra vita si basa sulla chimica. La maggior parte dei nostri rapporti o delle nostre passioni non ha dei veri e propri motivi. Tanto che alla domanda "perchè ti piace?" rispondiamo "mi piace". La chimica è la parte più nascosta dell'inconscio: ti porta verso ciò che vuoi (consciamente od inconsciamente) in ogni caso.
Ma non è solo una ragione psicologica. Il cervello produce delle sostanze chimiche, i neurotrasmettitori del piacere, che sono noradrenalina, feniletilammina e dopamina. Vengono rilasciati in quantità maggiori quando Sono le solite sostanze che vengono prodotte quando si prova piacere: noi proviamo piacere quando questi vengono rilasciati. Abbiamo bisogno di queste sostanze nel cervello, come una vera e propria droga.
Quando c'è chimica è facile accorgersene. Si può rimanere mesi senza vedere e/o sentire una persona, ma quando si ha la possibilità di rapportarsi con essa, sembra che il tempo non sia mai passato. Certo questo legame ci deve essere da entrambe le parti: nel caso che venga solo da una parte va definito "attrazione", e non ha bisogno di un riscontro.
Puoi passare anche due anni senza sentire una persona, nonostante tu la veda tutti i giorni. Avete litigato e non ci parli. Poi un giorno basta una piccola cosa che sblocca l'ingranaggio del silenzio e fa ripartire tutto. E tutto ricomincia come nulla fosse mai successo o interrotto. In quel momento forse rimpiangi di aver perso due anni di relazioni, ma sai che comunque è servito per qualcosa. In natura tutto è perfetto, se succede qualcosa è perchè deve succedere.
Il Vostro
Antoine-Laurent de Lavoisier 

giovedì 1 marzo 2012

Ma io lo seguo da sempre

Per chi non lo sapesse oggi è morto Lucio Dalla. Quindi oggi di cosa parlerò? Di buonismo.
Ormai nell'epoca dei social network tutti alla morte di qualcuno diventano fan. Questo lo dobbiamo indirettamente anche a Wikipedia che rende a portata di tutti carriere intere, cosa che solitamente conoscono solo i veri fan. Ma questo è solo un piccolo esempio nell'immenso e sterminato mondo del finto buonismo. Il posto dove potete trovarne di più è senza dubbio Forum. Che non si limita solamente a quello ma sguazza anche fra i luoghi comuni più disparati. 
Ma è qualcosa che succede anche ai media che in vita non ne parlavano nemmeno per sbaglio, alla morte mega servizi. In passato uno degli esempi più clamorosi fu Alex Baroni, in vita musicalmente lo conoscevano in due, salvo essere, dopo la morte, elogiato da tutti come perdita terribile per il mondo della musica. Ultimamente come dimenticare il trattamento riservato a Michael Jackson: in vita pedofilo, appena morto tutti ad ascoltare Thriller.
E poi mai e poi mai parlare male di un morto: passi dallo stronzo, al senza cuore o insensibile. Ma si dai. Avete ragione voi con il vostro finto buonismo.
Il Vostro
Rito Dalla Chiesa

giovedì 23 febbraio 2012

Il corollario di Hitch

Will Smith in Hitch (un film che mi ha insegnato un sacco di cose) diceva che avere il parere favorevole della migliore amica di una ragazza che ti piace è fondamentale. Ora potete pensare: no non è vero io penso con la mia testa. No, tutti siamo condizionati in qualche modo: o ci lasciamo condizionare da ciò che dicono, o non ci facciamo condizionare per andare contro, quindi in ogni caso diventa un parere influente.
Nonostante sia sempre stato favorevole alla teoria di Hitch (ingraziarsi sempre le migliori amiche), ho sempre avuto un piccolo timore. C'è sempre la remota possibilità che tu, nonostante faccia cose giuste, arriva all'improvviso un fenomeno con la sua storia di vita vissuta e ti distrugge.
Non voglio venire a fare la morale, ma un'amica/o, degno di definirsi tale, non deve dare pareri. Deve limitarsi ad osservare se questa persona ci fa felice o no. Un amica/o felice, trasmette felicità, come un amico triste trasmette tristezza e così via. I veri amici stanno lì a guardare mentre vivi la tua vita, partecipando ma senza condizionarla, offrendo una spalla nel caso qualcosa vada storto. Ma non devono giudicare. Mai.
E' inutile ascoltare le esperienze di altri. Perchè sono di altri, non le vostre, e non con le stesse persone.
Il Vostro
Alex Hitchens

lunedì 20 febbraio 2012

La reazione al cambiamento

Ultimamente sento parlare di una cosa: delle persone che cambiano. "Oh non è più come prima." "Eri diverso." "L'ho sempre fatto perchè ora ti dà fastidio?" Rassegnatevi. Le persone cambiano, indipendentemente dal vostro volere. Questa è una cosa inevitabile. Perchè cambiare in un certo senso vuoi dire crescere, evolversi. Purché i cambiamenti non siano drastici o casuali, ma cambiamenti coerenti. Una sorta di sviluppo mentale e caratteriale della persona.
Subire la cosa non è facile, soprattutto se non si capisce che una persona accanto a te sta cambiando: ti arrabbi perchè in un certo senso cadi dalle nuvole. Due sono le reazioni possibili solitamente: o ci si arrabbia perchè non si capisce il motivo quindi si dà la colpa a chi è cambiato; o si rimane delusi e feriti perchè non abbiamo fatto caso al cambiamento in atto.
Se ci si accorge che qualcuno sta cambiando, si deve sempre evitare di bloccare questo procedimento, ma andargli incontro ed assecondarlo. Insegnano una cosa del genere a scuola guida: se di perde il controllo del mezzo, non bisogna cercare di recuperarlo di colpo, ma assecondare la traiettoria e modificarla dolcemente. Bloccare un cambiamento, come cercare di recuperare ad una sbandata, portano alla stessa fine: uno schianto. La persona che cambia e che si sente "pressata" da qualcuno che non vuole questo, causa solo l'accelerare del procedimento.
In sintesi: fregatevene se le persone cambiano. In ogni caso non dipende da voi. Meglio pensare a se stessi rimanendo sempre coerenti con i propri pensieri e con il proprio cuore.
Il Vostro
Dott.Gelo

domenica 19 febbraio 2012

Non credo

Non credo in dio, alla chiesa e a tutto ciò che ci viene insegnato da piccoli. E' più credibile Babbo Natale col senno di poi.
Non credo nell'amore, quello maltrattato e stereotipato in cui credono tutti. Credo ai singoli sentimenti ed alle emozioni che ognuno di noi prova.
Non credo che il popolo sia consapevole di ciò che è giusto o no. Ma il popolo sceglie i propri rappresentanti, logico che anche loro non sappiano nulla.
Non credo nei canoni di bellezza. Non deve essere per forza alta due metri e pesare 40 chili, se poi ha il Q.I. di un sapone intimo.
Non credo al televoto, al popolo esperto in qualunque cosa. E' come fingere che gli spettatori abbiano qualche potere. Si come no.
Non credo che esista la pericolosità di affezionarsi a qualcuno. A meno che non siate monaci buddisti.
Non credo che se una cosa piace a tutti, sia giusta. Prendete il cristianesimo o il fascismo.
Non credo nell'imparzialità di chi giudica, sia arbitro o giudice. Tutti siamo condizionati in qualche modo, chi più chi meno.
Non credo che la musica potrà mai raggiungere di nuovo i livelli degli anni '70-'80-'90. Già è difficile fare cose perfette, immaginatevi fare di meglio.
Non credo che i cartoni animati ed i videogiochi siano solo per i bambini. Tutti siamo bambini.
Non credo nelle bugie a fin di bene. Una bugia è una storia fantastica rovinata con la verità.
Non credo nella superstizioni. Son nato venerdì 17 e amo i gatti neri.
Non credo che ci si diverta ubriacandosi. Vabbè poi ci sono gli ignoranti che ubriachi si credono i principi del foro.
Non credo che il calcio sia il più bello sport del mondo. Il rapporto tempo/emozioni è una merda.
Non credo che i posti dove c'è più gente siano i migliori. Come non credo che i posti dove c'è poca gente siano noiosi.
Non credo che la distanza sia un problema. Soprattutto se quando ci si incontra si gode solo il momento.

Però credo.. o almeno credo.
Il Vostro
Benassi, Ivan

sabato 18 febbraio 2012

Vediamo la bellezza che ci circonda?

Un uomo era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e iniziò a suonare il violino, era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l'ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione, la maggior parte di loro sull ' intento di andare a lavorare. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna lanciò il denaro nella cassettina e, senza neanche fermarsi, continuò a camminare.
Pochi minuti dopo qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma poi guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Chiaramente era in ritardo per il lavoro. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo invitava a sbrigarsi, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Infine la madre lo trascinò via ma il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti che il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un po '. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Tirò su $ 32. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi del mondo. Aveva appena eseguito uno dei pezzi più complessi mai scritti, su un violino del valore di $ 3.5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i post in media costavano $ 100. Questa è una storia vera. Joshua Bell era in incognito nella stazione della metro, il tutto organizzato dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La prova era se in un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?
Una delle possibili conclusioni di questa esperienza potrebbe essere:
Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo ?

lunedì 13 febbraio 2012

Lo sport è ben altra cosa

Piccolo avviso: non è un argomento scacciafiga (per dirla alla Linus e Nicola), solo uno spaccato del mio ragionamento complessivo sullo sport.
Questo pomeriggio l'ho passato a guardare la Serie A. Quello che prima per me era un qualcosa di irrinunciabile, ora è solo un passatempo come un altro. Ed è strano di come sia svanito tutto in così poco tempo. Ma vedendo la visione nell'insieme posso trovare due motivi validi per questo: la grande Inter, e la noia. Già, è difficile crescere interisti in quegli anni bui: 17 anni senza campionato, in tv le battute stupide, i compagni che ti prendono in giro. Poi arriva un momento in cui sei al top: nessuno parla più delle sconfitte, gli amici evitano di parlare di calcio e vinci. Cazzo se vinci. Il 22 maggio raggiungi il tetto del mondo: anni e anni di sfottò  vengono azzerati dalla coppa dalle grandi orecchie, da un triplete mai visto in Italia e da un uomo che ha unito tutti con il suo immenso carisma, il profeta di Setubal. In questo momento cosa puoi desiderare di più da tifoso? Nulla.
Qui arriva la noia. Ma non è una noia dovuta alla mancanza di titoli, ma la noia che ti provoca una partita in se. Qualunque essa sia (con alcune eccezioni). Gigi, mio compagno al liceo, riassunse così il gioco del calcio: "Guarda guarda sto per fare gol.. noooo. Guarda guarda quasi.. noooo." A mio avviso, colto nel segno. Le emozioni nel calcio vengono date dai gol. Quindi a confronto il basket e la pallavolo sono superiori per quanto riguarda le emozioni: miriadi di punti in vari modi, meno giocatori, campi più piccoli e quindi facili da poter seguire nel loro insieme.
 Il più delle volte inizi uno sport di squadra perchè magari i tuoi amici vanno lì, oppure perchè ti dicono che sei predisposto bene fisicamente. Alla maggior parte degli sport di squadra però, manca la passione. Quella voglia che ti spinge a dire, cazzo voglio farlo. La passione però ormai si vede poco. Un'occasione per vedere tanta passione sono le olimpiadi: sport semi-sconosciuti affrontati da tante persone di ogni nazione. E tutti col sorriso. Felici di fare ciò che amano, che gli appassiona, che gli riscalda il cuore.Qualcos'altro però manca.
Personalmente ciò che mi emoziona di più in uno sport, è vedere l'atleta faticare. Non è sadismo. Ma quando vedi il tuo idolo che fatica, tu fatichi con lui. Primo esempio: il tennis. Un uomo che arriva con la sua borsa, piena di racchette, cibo e magliette di ricambio (se togliamo le racchette e le magliette assomiglia a me). E' una persona qualunque, che arriva lì con le sue cose, senza allenatori che gli dicono cosa deve fare al momento. Solo lui, racchetta, pallina ed avversario. E tanto sudore. Dietro quella persona non ci sono staff immensi o strutture avanzatissime, solitamente due persone: allenatore (solitamente parente tipo padre, zio, ecc)  ed un fisioterapista. Fine. Eppure le partite di tennis sono battaglie. Sempre. Anche se il livello dei due è molto differente. Anche se qualcosa va oltre.
Il ciclismo: ciò che mi ha dato questo sport negli ultimi due anni non ha paragoni, nonostante non fossero stati i giri migliori. Tutti loro, dal primo all'ultimo corridore faticano come bestie per affrontare salite con pendenze improponibili. E tu sei lì con loro. Sulla bici con loro. Sei lì che inciti. Emozioni. Non è importante che vinca o meno il tuo favorito. Ecco qual'è il vero senso di sport: fregarsene del risultato finale, e godersi la competizione in se. Questa visione ormai è stata persa. La maggior parte degli sport vive solo grazie alle faziosità. Ed io non intendo più farne parte di questo teatrino.
Ma amerò per sempre l'Internazionale.
Misciu =)