Scommessa Facile - Scommessa Difficile
sabato 31 marzo 2012
La schedina del weekend: 31 marzo - 1 aprile 2012
venerdì 30 marzo 2012
Twitty-amo?
Ieri questo blog è arrivato a toccare i 50 post consecutivi. Questo mi rende molto fiero. E sempre ieri ho scritto tantissime cose: due che avevo arretrate da molto tempo, e moltissimi intro per nuovi post del blog. Stamattina ero pronto a pubblicarne uno, poi vagando nel sito di Repubblica ho trovato una notizia:
Che fine ha fatto @sarofiorello? L'ultimo tweet per Rossella Urru.
Fiorello sparisce da Twitter. L'ultimo cinguettio il giorno della falsa notizia della liberazione di Rossella Urru. «E' il caso di dire hip hip urruuuuuu» aveva scritto Fiorello, dal suo accout @sarofiorello. Poi il silenzio, fino alla cancellazione dell'account. Cercando il suo nome, ora, appare la scritta "questo nome non esiste". Secondo una mia teoria il suo abbandono è legato alla storia di Rossella Urru. Molti media italiani infatti avevano dato il merito della sua liberazione proprio a Fiorello, che con i suoi tweet aveva reso celebre la sua situazione. Tanto di cappello: mi piace quando i vip, o comunque persone la cui opinione ha un eco particolare, si fanno paladini di una causa. Ma forse qui si è andato oltre, come sei i sequestratori di Rossella fossero followers di Fiorello.
Che fine ha fatto @sarofiorello? L'ultimo tweet per Rossella Urru.
Fiorello sparisce da Twitter. L'ultimo cinguettio il giorno della falsa notizia della liberazione di Rossella Urru. «E' il caso di dire hip hip urruuuuuu» aveva scritto Fiorello, dal suo accout @sarofiorello. Poi il silenzio, fino alla cancellazione dell'account. Cercando il suo nome, ora, appare la scritta "questo nome non esiste". Secondo una mia teoria il suo abbandono è legato alla storia di Rossella Urru. Molti media italiani infatti avevano dato il merito della sua liberazione proprio a Fiorello, che con i suoi tweet aveva reso celebre la sua situazione. Tanto di cappello: mi piace quando i vip, o comunque persone la cui opinione ha un eco particolare, si fanno paladini di una causa. Ma forse qui si è andato oltre, come sei i sequestratori di Rossella fossero followers di Fiorello.
Io, da accanito utilizzatore di Twitter, come si vede qua sulla destra, non posso che esserne felice. Prima del suo show, #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, scritto con il cancelletto dell'hashtag anche in tv, era un isola felice. L'arrivo di molti vip che non fanno altro che pubblicizzarlo nei loro programmi (Gerry Scotti su tutti), aveva attirato molti utenti che non capivano l'utilità di questo social network e non facevano altro che chiedere retweet ai vip, cosa alquanto inutile.
Twitter infatti nasce come microblog, che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri. Quindi nasce come qualcosa di personale: se non si ha nulla da dire, meglio non farlo. Quando mi è capitato di parlare di Twitter, molti, se non tutti, rispondevano: "Non lo capisco" oppure usavano la scusa "E' da americani." Ora io dovrei dire qualcosa del tipo: "Ma no, è facile" o altro. Invece non dirò nulla, voglio evitare che si iscriva gente tanto per farlo. Iscrivetevi se siete curiosi e se avete qualcosa di interessante da dire.
Twitter infatti nasce come microblog, che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri. Quindi nasce come qualcosa di personale: se non si ha nulla da dire, meglio non farlo. Quando mi è capitato di parlare di Twitter, molti, se non tutti, rispondevano: "Non lo capisco" oppure usavano la scusa "E' da americani." Ora io dovrei dire qualcosa del tipo: "Ma no, è facile" o altro. Invece non dirò nulla, voglio evitare che si iscriva gente tanto per farlo. Iscrivetevi se siete curiosi e se avete qualcosa di interessante da dire.
Il Vostro
giovedì 29 marzo 2012
Le restanti parole intraducibili
Ieri parlavamo della "saudade". Una lista compilata dalla BBC, dopo aver chiesto le opinioni di un migliaio di traduttori professionisti, ha decretato che la parola portoghese è la settima più difficile da tradurre. Attenzione: non è intraducibile, ma è una parola che contiene tante sfaccettature impossibili da tradurre in altre lingue solo con una parola.
La classifica è guidata da una parola Tshiluba, lingua parlata nel sud ovest della Repubblica Democratica del Congo "Ilunga"."Ilunga" significa "una persona che è disposta a perdonare eventuali abusi per la prima volta, a tollerare una seconda volta, ma mai una terza volta."
Al secondo posto la parola "Shlimazi" in Yiddish (lingua germanica parlata da ebrei, soprattutto nell'Europa centrale e orientale), che significa "una persona cronicamente sfortunata", ed al terzo "Radioukacz" che in polacco indica "una persona che lavora come telegrafista per i movimenti di resistenza del regime ".
Secondo il responsabile della ricerca, Jurga Ziliskiene, anche se le definizioni sopra riportate sono apparentemente precise, il problema per il traduttore è quello di riflettere, in altre parole, riferimenti alla cultura locale che le parole originali trasportare. Dice infatti: "Probabilmente si può cercare nel dizionario per trovare il significato," ha detto. "Ma ancora più importante, sono l'esperienza culturale e l'enfasi culturale delle parole."
Ecco a voi la classifica completa:
Ecco a voi la classifica completa:
- "Ilunga" (Tshiluba)
- "Shlimazl" (Yiddish)
- "Radioukacz" (polacco)
- "Naa" (giapponese) - una parola usata solo in una regione del paese per sottolineare dichiarazioni di accordo con qualcuno
- "Altahmam" (arabo) - una sorta di profonda tristezza
- "Gezellig" (olandese) - padrone di casa accogliente
- "Saudade" (portoghese) - sensazione di nostalgia, mancanza di qualcosa o qualcuno
- "Selathirupavar" (Tamil, una lingua parlata nel sud dell'India) - una parola usata per definire un certo tipo di assenza ingiustificata a fronte del dovere.
- "Pochemuchka" (russo) - una persona che fa troppe domande.
- "Klloshar" (albanese) - una persona perdente.
mercoledì 28 marzo 2012
L'intraducibile saudade
Post dedicato ad Antonio Tabucchi, morto tre giorni fa, autore di "Sostiene Pereira" il primo libro che lessi con piacere anche se era un compito a casa. Lui grande amante del Portogallo, tentò di tradurre spiegare in italiano la parola saudade.
La Saudade ([sawˈdadɨ] portoghese) è un termine che indica una forma di malinconia, un sentimento affine alla nostalgia. In alcune accezioni la saudade è una specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro.
La parola è l'unica utilizzata per designare tutte le varianti di questo sentimento. In tal senso è spesso considerata intraducibile in altre lingue. Saudade può essere comunque tradotta, approssimativamente, anche come struggimento, tristezza di un ricordo felice. Antonio Tabucchi, da raffinato conoscitore della lingua e cultura portoghese, spiega la Saudade come un senso di nostalgia tanto legato al ricordo del passato quanto alla speranza verso il futuro e propone come traduzione il dantismo disìo, come compare nel canto VIII del Purgatorio:
« Era già l'ora che volge il disìo
ai navicanti e 'ntenerisce il corelo
La Saudade ([sawˈdadɨ] portoghese) è un termine che indica una forma di malinconia, un sentimento affine alla nostalgia. In alcune accezioni la saudade è una specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro.
La parola è l'unica utilizzata per designare tutte le varianti di questo sentimento. In tal senso è spesso considerata intraducibile in altre lingue. Saudade può essere comunque tradotta, approssimativamente, anche come struggimento, tristezza di un ricordo felice. Antonio Tabucchi, da raffinato conoscitore della lingua e cultura portoghese, spiega la Saudade come un senso di nostalgia tanto legato al ricordo del passato quanto alla speranza verso il futuro e propone come traduzione il dantismo disìo, come compare nel canto VIII del Purgatorio:
« Era già l'ora che volge il disìo
ai navicanti e 'ntenerisce il corelo
dì c'han detto ai dolci amici addio »
(Dante Alighieri, Divina commedia: Purgatorio)
L'uso del termine ha probabilmente origine all'epoca del colonialismo portoghese, quando iniziò ad essere usata per definire la solitudine dei portoghesi in una terra estranea, lontani dai loro cari.
Si può avere saudade di molte cose:
(Dante Alighieri, Divina commedia: Purgatorio)
L'uso del termine ha probabilmente origine all'epoca del colonialismo portoghese, quando iniziò ad essere usata per definire la solitudine dei portoghesi in una terra estranea, lontani dai loro cari.
Si può avere saudade di molte cose:
- di qualcuno che non c'è più,
- di qualcuno che amiamo e che è lontano o è assente,
- di un caro amico,
- di qualcuno o qualcosa che non si vede da tantissimo tempo,
- di qualcuno con cui non parliamo da molto tempo,
- di un luogo caro (la patria, il proprio paese, la propria casa),
- di un cibo,
- di situazioni,
- di un amore.
- di un qualcosa che hai nel momento che la senti ma che sai che in futuro lo perderai.
martedì 27 marzo 2012
Fauna sui treni: Ep.2 I branchi
La settimane scorsa sempre su queste pagine, e sempre dal treno, avevo illustrato i vari tipi di esemplari di persone che si possono incontrare sul treno. Questa volta non voglio ragionare singolarmente, ma in gruppo, o per meglio dire "in branco". Per branco intendo un gruppo di persona (tre o quattro) che già si conoscono prima di salire sul mezzo, e sono consapevoli di dover fare il viaggio insieme. Anche se solitamente l'effetto è amplificato se l'incontro risulta casuale.
Partiamo dalla categoria che per natura ha bisogno di fare le cose in branco: le ragazze. Il branco di ragazze solitamente non è rumoroso ma ha una peculiarità: le risatine, che non sono risate normali, ma risate di scherno. Si sa che la ragazza ama il gossip per natura, e quando è in branco, la cosa non fa che aumentare esponenzialmente. Oltre il gossip gli argomenti più frequenti sono quanto è bello avere/non avere un ragazzo (sono sempre contente di ciò), oppure quanto sono belle le amiche (ipocrisia), o di come se ne fregano di ciò che dicono gli altri (vero eh).
Poi c'è il branco di ragazzi, dei quali bisogna distinguere due sottocategorie: gli acculturati ed i selvatici.Vi chiedete perchè non ho fatto la distinzione per le ragazze? Semplice, le ragazze parlano solo di gossip. Ma come distinguere le nostre due nuove categorie? Esistono due metodi: quello visivo o quello uditivo. Il branco acculturato è seduto in modo contenuto, con la borsa sulle ginocchia, oppure un libro. I loro argomenti vanno dalla politica all'università, dai videogiochi alle ultime sulla tecnologia. Il comportamento è sempre impeccabile: quasi non si sentono parlare. Invece i selvatici li senti anche dal vagone accanto. I discorsi devono passare per forza da uno di questi due centri del discorso: o il calcio o l'apparato riproduttivo femminile, anche se a volte sfociano in racconti epici di vita vissuta.
Eccezione (come sempre) la fanno i vecchi. Il vecchio di natura viene attirato da altri vecchi, ed i loro discorsi possono variare dal matrimonio dei figli alle loro operazioni.
Per chi non viaggia questi potranno sembrare luoghi comuni (ok molti possono esserlo), ma la prossima volta che viaggiate fateci caso. Mi darete ragione.
Partiamo dalla categoria che per natura ha bisogno di fare le cose in branco: le ragazze. Il branco di ragazze solitamente non è rumoroso ma ha una peculiarità: le risatine, che non sono risate normali, ma risate di scherno. Si sa che la ragazza ama il gossip per natura, e quando è in branco, la cosa non fa che aumentare esponenzialmente. Oltre il gossip gli argomenti più frequenti sono quanto è bello avere/non avere un ragazzo (sono sempre contente di ciò), oppure quanto sono belle le amiche (ipocrisia), o di come se ne fregano di ciò che dicono gli altri (vero eh).
Poi c'è il branco di ragazzi, dei quali bisogna distinguere due sottocategorie: gli acculturati ed i selvatici.Vi chiedete perchè non ho fatto la distinzione per le ragazze? Semplice, le ragazze parlano solo di gossip. Ma come distinguere le nostre due nuove categorie? Esistono due metodi: quello visivo o quello uditivo. Il branco acculturato è seduto in modo contenuto, con la borsa sulle ginocchia, oppure un libro. I loro argomenti vanno dalla politica all'università, dai videogiochi alle ultime sulla tecnologia. Il comportamento è sempre impeccabile: quasi non si sentono parlare. Invece i selvatici li senti anche dal vagone accanto. I discorsi devono passare per forza da uno di questi due centri del discorso: o il calcio o l'apparato riproduttivo femminile, anche se a volte sfociano in racconti epici di vita vissuta.
Eccezione (come sempre) la fanno i vecchi. Il vecchio di natura viene attirato da altri vecchi, ed i loro discorsi possono variare dal matrimonio dei figli alle loro operazioni.
Per chi non viaggia questi potranno sembrare luoghi comuni (ok molti possono esserlo), ma la prossima volta che viaggiate fateci caso. Mi darete ragione.
lunedì 26 marzo 2012
Conta sempre e solo il contenuto alla fine
Ore 11.30. Bar della facoltà di Economia e Giurisprudenza di Cagliari. Si avvicinano due ragazze. "Possiamo rubarvi un minuto?" "Anche due." "Noi scriviamo il giornale della facoltà.. Racconta cosa succede qua, cose serie o meno.. C'è una rubrica che raccoglie il meglio di internet.. Dobbiamo autofinanziarci.. Se lo volete costa 1,50€." Siamo in tre. Vabbè 50cent a testa. Se li son guadagnati: carine, gentili ed ottima esposizione. Lo prendo in mano ed inizio a guardarlo. Formato lievemente più piccolo di un quotidiano classico, tanti colori: l'occhio ha avuto la sua parte. Mi cimento in una rapida lettura. La prima cosa che noto sono i titoli degli articoli: frivoli, con puntini di sospensione e su due righe. Avendo ideato un giornale praticamente da solo in V^ liceo (dal punto di vista grafico, per i contenuti ho avuto qualche collaboratore), quando un giornale "amatoriale" è fatto male, lo noto. Io prima di farlo mi sono informato veramente tanto e bene e, non nascondo che, il risalutato che ne venne fuori mi riempie ancora d'orgoglio. Quindi se io sono riuscito a fare tutto da solo, perchè una coppia di ragazze universitarie (anche più grandi di me quando lo feci) non si sono informate?
Passando ai contenuti, purtroppo nulla di esaltante. Ma questo è diverso: ciò che è scritto può piacere o meno, è solamente una questione soggettiva. Anche se due critiche sono da fare: non possono venire a dire che racconta quello che succede in facoltà se l'articolo che si avvicina di più parla di come copiare; riempire con il meglio di internet un quarto del giornale vuol dire non avere abbastanza idee (e poi per vedere cose divertenti di internet vado su internet, non prendo un giornale). Quindi anche i contenuti latitavano.
Quando ho ideato questo blog mi ero deciso di lasciare da parte la parte grafica e puramente estetica così che il centro fosse ciò che c'è scritto. Così facendo i visitatori sarebbero rimasti colpiti non dal layout ma per il contenuto. Certo, un minimo l'ho dovuto abbellire, ma non eccessivamente.
Finisco con un piccolo consiglio per le due ragazze di questa mattina: i motivi per scrivere possono essere molteplici ma possiamo ridurli in: passione o voglia di comunicare o raccontare. Tutti, alla fine, abbiamo qualcosa da dire, ma quando decidiamo di condividerlo, dobbiamo assicurarci di farlo al meglio. E se mai qualcuno volesse rispondere, il blog è sempre aperto a tutti, non costa nulla, e non penso che vi costerà mai qualcosa.
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